Gli Alberi Monumentali di Sardegna


Da Oristano, iniziamo un percorso che segue la quasi totalità della spettacolare strada SS388 del Tirso e del Mandrolisai conducendo, dopo aver costeggiato per lunga parte il grande fiume Tirso, nella regione del Mandrolisai, non distante dal centro geografico della Sardegna. Attraversiamo il centro abitato di Silì, accanto alle fertili terre adiacenti al fiume Tirso e ove è possibile assaggiare il pane tipico muffuittu, quindi raggiungiamo Simaxis, centro agricolo ove si tiene, a novembre, la Giornata del Riso e ove si festeggia un curioso carnevale noto come Sa Coja de tziu Damus (il matrimonio di Signor Damus). Sempre seguendo il corso del fiume Tirso, attraversiamo Ollastra, centro celebre per la grande rassegna zootecnica tenuta ogni anno il 25 aprile. Passiamo quindi accanto alla Diga di Santa Vittoria, edificata nel 1930, per visitare il piccolo centro di Villanova Truschedu, il cui nome deriva truiscu, pepe montano che un tempo cresceva rigoglioso nella zona; Villanova Truschedu  vanta il bel santuario di San Gemiliano, caratterizzato dai tipici muristenes, ed è anche centro ad alta densità di nuraghi: potremo visitare il notevole nuraghe complesso di Santa Barbara, uno dei più rappresentativi esempi di nuraghe a tancato ove a una torre se ne aggiunge una seconda, unita alla prima da un cortile rettangolare. La camera della torre principale, con i suoi quasi 7 metri di diametro alla base, è una delle più grandi della Sardegna.

Procediamo ancora per raggiungere, sulla sommità di una piccola altura, la suggestiva chiesa romanica di San Lussorio, in territorio di Fordongianus. La chiesa, edificata nel XII secolo, unisce differenti architetture religiose, poiché la sua parte frontale è in stile gotico-aragonese. Nella chiesa è presente una cripta, un tempo accedibile attraverso una botola e una scalinata di 9 gradini. Qui, protetta da grate e sotto un arco, si trovava la sepoltura di San Lussorio. Ora, la cripta è accedibile da un’apertura ed è possibile ammirare pavimenti originali del IV e VI secolo in mosaico policromo e una serie di sepolture di persone agiate, poste vicino al santo. Visitiamo poi Fordongianus, rinomato per il suo complesso termale fatto erigere dall’imperatore Traiano, ove le acque sgorgano a 56 °C per tutto l’anno e ove si trovano ancora i resti dell’ampia piscina rettangolare del I sec. d.C. Fordongianus è anche capitale sarda della trachite per le sue cave di trachite rossa, verde e grigia. A Fordongianus è anche presente un ponte ottocentesco di trachite che attraversa il fiume Tirso, lungo 120 metri e costruito sulle basi di un antico ponte romano; ancora, nel comune si trova una bella casa Aragonese.

Superiamo la diga di Pranu Antoni e, attraversando il Tirso, raggiungiamo Busachi, ove potremo visitare il nuraghe Saolle, caratterizzato da enormi blocchi di granito, il nuraghe Sa Jacca, a forma di navicella megalitica. A Busachi si trova il museo del costume tradizionale e della lavorazione del lino, pianta oramai non più coltivata ma il cui ricamo rappresenta tuttora una fonte di reddito per le donne busachesi. Inoltre, ad aprile ed agosto i busachesi ripopolano le antiche abitazioni del villaggio campestre di Santa Susanna. Busachi è infine celebre anche per Su Succu, piatto locale a base di pasta preparata in casa, brodo di carni varie, formaggio di pecora fresco e acidulo, zafferano.

Proseguiamo ancora la SS388 per raggiungere finalmente la Barbagia del Mandrolisai con Ortueri, paese di vigneti e foreste famoso per gli artigiani del sughero e la tessitura dell’orbace. A Ortueri potremo visitare la chiesa di San Nicolò, il cui campanile, alto ben 38 metri, è il secondo più alto in Sardegna dopo quello di Mores (47 metri). A Ortueri si trovano anche la bella punta di Perdrarba e il parco Mui Muscas, noto per ospitare branchi di asinelli sardi e numerose sorgenti d’acqua, una delle quali ritenuta curativa e frequentata anticamente dai malati di malaria (fonte di Campu Majore).

Costeggiamo quindi il parco archeologico di Biru ‘e Concas, ricco di menhir e, passando accanto al Santuario di San Mauro, alle sue muristenes e al nuraghe Talei, in territorio di Sorgono, raggiungiamo Atzara.  Atzara è celebre per la produzione vitivinicola d’eccellenza, grazie al suo particolare microclima. Ad Atzara potremo anche ammirare i tappeti realizzati con la tecnica a pibiones, il costume, dai particolari colori accesi e il copricapo (sa tiagiola), assaggiare i dolci bucconette, su gattou e sa tumballa ‘e latte, oltre a visitare il museo d’arte moderna e contemporanea Antonio Ortiz Echague.

Da Atzara, in piena Barbagia, raggiungiamo Belvì, paese circondato da folti boschi e lussureggianti frutteti (notevole la Valle de S’Iscara). A Belvì è possibile visitare un bel Museo di Scienze Naturali e Archeologia e, ad agosto, partecipare alla suggestiva festa di Sant’Agostino. Da Belvì raggiungiamo Aritzo, centro di villeggiatura già nel XIX secolo grazie all’aria di montagna e alle sorgenti d’acqua pura, come la funtana de sant’Antoni e is Alinos. Ad Aritzo si producono le cascie, cassepanche nuziali, e i taglieri. Aritzo era anche celebre per la vendita del ghiaccio, raccolto dai niargios in casse foderate di paglia e riposto nelle case della neve (domos de nie) in profondi pozzi, così che potesse essere venduto d’estate. Ancora, Aritzo è nota per il sorbetto al limone sa carapigna, per il carcere spagnolo, il bel castello Arangino e la casa Devilla. Poco distante da Aritzo, infine, può visitarsi il monumento naturale Texile, dalla forma simile a un fungo.

Lasciato Aritzo, dopo poco, ci avviamo lungo la strada Tascusì per raggiungere la Chiesa di Santa Maria della Neve, costruita da alcuni paesani di Desulo reduci da una grande tempesta di neve ove persero la vita tre uomini. Ci inoltriamo poi nella foresta di Alase fino a raggiungere il Canyon Arredaulu e, infine, ammirare la grande Fillirea Monumentale in località Forau Murgia, in territorio di Seulo e accanto al Flumendosa. Tornati indietro, attraversiamo Gadoni, un tempo importante centro minerario per via del suo maggiore giacimento sardo di rame a Funtana Raminosa e ove potremo conoscere il famoso tappeto tradizionale di lana Sa Burra, un tempo usato come coperta invernale. Lasciamo Gadoni per raggiungere Seulo, attraversando l’imponente viadotto alto quasi centoventi metri e fra i più alti d’Europa. Seulo è ricca di attrazioni, non soltanto naturali: nell’itinerario dedicato è possibile conoscere nel dettaglio ogni attrazione. A Giugno, a Seulo si tiene una bella sagra della tosatura delle pecore, detta “Sa tundimenta seulese”. Da Seulo raggiungiamo Sadali (qui l’itinerario dedicato) e, dopo una lunga serie di vorticosi tornanti, Esterzili.

Esterzili è un piccolo paese a circa 700 metri d’altitudine collocato sul Monte Vittoria, la cui vetta si erge a oltre 1200 metri e consente di apprezzare un panorama a 360 gradi. In territorio di Esterzili si trova il tempio nuragico Domu de Orgia, tempio a megaron più importante della Sardegna posto a oltre mille metri, antiche chiese e, visitando il paese ad agosto, è possibile conoscere la bella sagra de su frigadòri (pane di cipolle cotto al forno) e de is cocoèddas (preparato con ripieno di patate). Superata Gairo Taquisara, che vanta un ampio numero di grotte e la stupenda grotta Taquisara, che custodisce il raro latte di monte, raggiungiamo Arzana, centro di forte tipicità ogliastrina celebre per la longevità dei suoi abitanti, per i prelibati culurgiones, ravioli di formaggio, per i funghi e la sagra del Porcino d’Oro, oltre per le sue meraviglie naturali: imperdibili la cascata di Pirincanes e la sorgente di Funtana Orrubia. Per noi, tuttavia, Arzana sarà tappa per la visita ai tre alberi di tasso del bosco di Tedderieddu, considerati fra i più vecchi di tutta Europa.

Da Arzana, costeggiamo Tortolì per raggiungere il centro balneare di Santa Maria Navarrese, laddove potremo ammirare una bella torre spagnola del XVII secolo e, soprattutto, un grandioso ulivo millenario, posto nella piazza Principessa di Navarra.

Attraversiamo quindi Baunei (vedi itinerario dedicato), affrontando uno stupendo tratto della SS125. Lasciamo alla destra la Grotta Baccherutta, quindi alla sinistra la vallata di Eltili, ove si trova anche la cascata di Mamutorco e la stupenda tomba dei giganti di Osono, fra le più antiche mai rinvenute. Costeggiamo poi il supramonte di Urzulei superando il passo Genna Silana e l’area faunistica di Sa Portiscra, caratterizzata dalla presenza del Cervo Sardo, di rarissime orchidee selvatiche e da viste mozzafiato sulla Gola di Gorropu e le sue pareti alte quasi 500 metri. A poca distanza potremo anche raggiungere il villaggio nuragico Or Murales, composto da un centinaio di capanne immerse fra i lecci e fra i più spettacolari della Sardegna. Lasciamo quindi alla destra l’Arcu Suttaterra, monumento naturale posto accanto a una muraglia megalitica e da cui si può ammirare la gola di Gorroppu. Lasciamo alla destra Cala Gonone superando Dorgali (vedi itinerario dedicato) e, attraversato il Cedrino, raggiungiamo Oliena.

Oliena è noto per l’arte del ricamo su abiti, tappeti, per i gioielli in filigrana, le cassepanche in legno, ma anche per il cannonau Nepente, l’olio d’oliva, il pani frattau, is macarrones de busa, is angelottos, i dolci pistiddus, is casadinas, is papassinos, is origliettas, gli amaretti, s’aranzada.

Oliena vanta anche una vastissima quantità di beni naturalistici e archeologici. Il Supramonte di Oliena racchiude, nella stupenda Valle di Lanaittu, il meraviglioso villaggio nuragico di Tiscali, le grotte Corbeddu e Sa Oche e su Bentu, il riparo sottoroccia di Frattale, l’area sacra nuragica di sa Sedda ‘e sos Carros.

Accanto alla valle, si trova poi la famosa sorgente di Su Gologone, monumento nazionale e più imponente dell’Isola.

Da Oliena, raggiungiamo poi Orgosolo, patria del banditismo a difesa delle terre espropriate dallo Stato e del canto a Tenore, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Orgosolo è celebre per i murales che ornano il centro storico, per la dolina di Su Suercone, voragine profonda 200 metri e larga 400, per su lionzu, benda parte del costume tradizionale da donna. Orgosolo è tappa di Autunno in barbagia, ove si prepara sa purpuzza, carne cotta secondo una ricetta antica; in agosto, ad Orgosolo si tiene sa Vardia ‘e mes’Austu, corsa di cavalli lungo le vie del centro. Accanto a Orgosolo, sarà tappa dell’itinerario la stupenda foresta di Montes, ricca di pinnettos e ove raggiungeremo alcune querce monumentali. Costeggiata l’area picnic su laheddu, in territorio di Orgosolo, raggiungiamo poi Mamoiada.

Mamoiada è famosa in tutto il mondo per le maschere tipiche del carnevale, i Mamuthones e Issohadores. I Mamuthones portano una maschera nera intagliata, di legno pregiato, e indossano pelli ovine caricate di campanacci. Il 17 gennaio, in onore di sant’Antonio Abate e a febbraio per Carnevale, i Mamuthones percorrono le vie cittadine compiendo una particolare danza, guidati dagli Issohadores, vestiti di abiti rossi e bianchi assai preziosi. Gli issohadores utilizzano una fune (soha) con la quale prendono gli spettatori. Mamoiada è anche celebre per i suoi vini, le tapas, i dolci di carnevale (sas orulettas o chiacchiere), la fontana romana di su ‘antaru vetzu, la stele di Boeli, enorme menhir decorato con cerchi concentrici, e, nel centro, potremo visitare i musei delle Maschere mediterranee, dell’Archelogia, e del Lavoro.

Lasciamo poi Mamoiada per raggiungere Orune, centro ove la tradizione sarda più autentica è rimasta quasi immutata. A Orune si producono tappeti, abiti di velluto e calzature di pregio ed è possibile visitare lo stupendo tempio a pozzo di su Tempiuesu, il pozzo sacro di Lorana, la fonte templare di su Lidone, i dolmen di Istithi e i menhir sas Predas Ittas.

Procediamo lasciando poco distante le Cascate di Sas Lapias e raggiungiamo, in territorio di Buddusò, l’area archeologica di Loelle, ove è presente un grande nuraghe complesso, un vasto insieme di capanne e due tombe dei giganti. Da non perdere, inoltre, la stupenda necropoli di Ludurru, integrante sei ipogei. Da lì, raggiungiamo Buddusò, importante centro della regione del Monte Acuto noto per le sue cave di granito bianco.

Passiamo accanto al nuraghe fenidde e al nuraghe lathari quindi, visitato il bel nuraghe boddò, raggiungiamo Alà dei sardi, posto su un altopiano panoramico a circa 700 metri da cui ammirare anche il mare e l’isola di Tavolara. Ad Alà dei sardi merita una visita il caratteristico centro storico di case in granito alternate da pozzi e fonti.  

Costeggiamo la foresta Bolostiu ove, in località Cazza Noa, si trova un’imponente cascata di non facile raggiungibilità. Costeggiamo ancora la Foresta di Monte Olia, che vanta anche lo stupendo Belvedere di Sa Turrida, fino a raggiungere Monti, famoso per il suo vermentino di GalluraDa Monti, raggiungiamo Telti, immerso nei boschi galluresi e ove si trova il Museo dello Stazzo. Da Telti, tappa a Sant’Antonio di Gallura, ove visitare la bella chiesa di Sant’Antonio Abate e il belvedere “Lu Nuraco“. Da lì, raggiungiamo l’Olivastro Millenario di Luras, poco distante dal Lago del Liscia, avente un’età stimata fra i 3000 e i 4000 anni e considerato fra i più antichi di tutta Europa. Visitiamo la stupenda fonte della Filetta, immersa in un tipico paesaggio gallurese, per poi raggiungere Luogosanto, borgo ove il granito domina negli edifici e nei lastricati e da cui ammirare panorami a perdita d’occhio. a Luogosanto si trova anche la chiesa del castello di Balaiana, fra i più piccoli edifici romanici in Sardegna.

Raggiungiamo poi il sito naturalistico di Crisciuleddu, ove è presente un imponente esemplare di quercia da sughero, quindi raggiungiamo Bassacutena. Costeggiamo l’area archeologica in località Stazzo S’Ajacciu, dove è presente una tomba dei giganti, due menhir e un edificio. Raggiungiamo infine Palau, da cui prendere il traghetto per La Maddalena e raggiungere Caprera, ove, nel Compendio garibaldino, svetta l’albero di Clelia, pino piantato nel 1867 in occasione della nascita della figlia.

Lasciata Caprera, ci reimmergiamo nella Gallura visitando la Valle della Luna di Aggius, spettacolare valle alle spalle di Aggius costellata di pietre dalle forme antropomorfe, prima di raggiungere lo stupendo olivastro presso la frazione L’Avru in agro di Viddalba, comune  nel cui territorio si trovano dune sabbiose, poco distante dalla costa. L’agro di Viddalba, di Aggius e delle sue frazioni erano oggetto delle scorribande del Muto di Gallura, che seminò terrore, secondo un romanzo, per vendicare l’uccisione di suo fratello.

Passiamo accanto alle terme di Casteldoria, ove l’acqua sgorga fra i 40 e i 76 °C, quindi, rivolto lo sguardo verso la rupe “Monti di lu Casteddu”, ammiriamo il castello di Casteldoria, posto a un’altezza di circa 220 m s.l.m. e la cui torre, alta 20 metri, è visibile da grande distanza.

Procediamo e, costeggiato il lago di Casteldoria e la necropoli domus de janas di Niedda, composta da cinque ipogei, superiamo la tomba di giganti di l’Ea cana e visitiamo la necropoli di Su Murrone, in territorio di Chiaramonti, ubicata su una placca trachitica e composta da tre domus de janas.

Transitiamo ancora a Ploaghe, che vanta un interessante centro storico, una pinacoteca che ospita la Quadreria Spano, 26 dipinti risalenti al XIV e XIX secolo raccolti dallo studioso Giovanni Spano. A Ploaghe si trova anche un notevole archivio parrocchiale con documenti rari e antichi, il primo cimitero monumentale dell’Isola dopo l’editto di Saint Cloud, ove sono presenti lapidi con scritte in logudorese, ma anche un villaggio medievale (Salvennor) con annessa chiesa. A Ploaghe potremo anche visitare il grande nuraghe don Micheli, la fonte sacra di Frades Mareos, e la tomba dei Giganti di Fiorosu, con un corridio lungo ben 16 metri coperto da lastroni.

Da Ploaghe, tappa a Florinas, che vanta la tomba di Campu Lontanu, con una stele alta quasi 4 metri, il nuraghe Corvos, la bella necropoli di Pedras Serradas, con cinque tombe a domus de Janas, la necropoli neolitica di s’Abbadia. A Florinas potremo anche ammirare la bella chiesa di santa Maria dell’Assunta, le cui cappelle custodiscono altari lignei. A Florinas si svolgono il grande Figulinas Festival, che riunisce gruppi folk da tutto il mondo, e l’evento Florinas in Giallo, festival letterario che prevede incontri con autori, reading e concerti.

Proseguiamo l’itinerario attraversando Ittiri, noto per la lavorazione della trachite, il concorso scultoreo Biennale della Trachite, e per le attività di ricamo e di tessitura. Superiamo poi i piccoli centri di Romana e Mara, nel cui territorio si trovano la Grotta di Filiestru, con tre ambienti di cui uno abitabile, e Sa Ucca de su Tintirriolu, in località Bonu Ighinu, una fra le più belle dell’area di Monte Traessu. Raggiungiamo poi Padria. In territorio di Padria si trova un profondo canyon, solcato dal fiume su ‘Entale il quale genera anche cascate, oltre a un’antica miniera d’argento (miniera di Salghertalzu). In cima a Padria si trova un bel bastione murario e, nel centro storico, si trovano palazzi nobiliari, un museo civico archeologico, e la chiesa di Santa Giulia Martire, fra i più importanti esempi di architettura castigliana.

Visitiamo ancora Suni, noto per le ricchezze naturalistiche  ove nidifica anche il grifone, il nuraghe complesso Nuraddeo, le domus de janas di Chirisconis, il nuraghe Seneghe, la casa museo Tziu Virgiliu. Da Suni, destinazione Tinnura, celebre per i suoi cestini tipici, per la malvasia e per le graziose vie e piazzette ornate di murales, monumenti e statue sarde. Nelle fontane del paese era uso far macerare l’asfodelo utilizzato per i cestini e, prima di lasciare Tinnura, potremo visitare la graziosa chiesa di Sant’Anna e la bella Fontana dello Zodiaco, oltre al nuraghe Tres Bias e la tomba dei giganti di su Crastu Covocadu, fra le più grandi dell’isola.

Quasi senza discontinuità da Tinnura, visitiamo Flussio, anch’esso famosa per i cestini (corbule) e l’arte dell’intreccio, tramandata da secoli. A Flussio si trova il museo dell’Asfodelo; oltre alla manifattura, Flussio si distingue per l’ottimo vino e per i nuraghi Murciu, Caddaris, Giannas, Carcheras, le tombe dei Giganti di sa Figu Bianca e sos Trainos, la muraglia megalitica. Visitando Flussio in primavera, sarà facile vedere l’asfodelo raccolto e messo a essicare a fasci in ogni parte dell’abitato.

Visitiamo poi Tresnuraghes, che deve il nome ai suoi tre nuraghi Martine, Nani e Tepporo. Tresnuraghes vanta un bel centro storico, un trittico di pietra noto come Su Ju Malmuradu (il giogo pietrificato), il bel santuario campestre di San Marco, accanto al quale si trovano le domus de janas di Sos Furrighesos, una cartiera, le torri costiere di Foghe, Columbargia e Ischia Ruja.

Da Tresnuraghes raggiungiamo Sennariolo, noto per la qualità dell’olio d’oliva, il formaggio, la sua chiesa campestre, le bellezze naturalistiche, l’avicoltura. A Sennariolo potremo visitare sa Funtana Ezza, antica sorgente, e il grande nuraghe LiortìnasPrima di raggiungere Cuglieri, visitiamo un suggestivo olivo millenario quindi costeggiamo il nuraghe Oratiddo prima di ridiscendere a Oristano attraversando S’Archittu, Torre del Pozzo, Riola Sardo, Nurachi e Donigala Fenughedu.

Potrai visitare

  • La Fillirea Monumentale in località Forau Murgia, a Seulo
  • I tre alberi di tasso nel bosco di Tedderieddu, fra i più vecchi di tutta Europa, ad Arzana
  • Il grandioso ulivo millenario di Santa Maria Navarrese
  • Le querce monumentali della foresta di Montes, a Orgosolo
  • L’Olivastro Millenario di Luras, fra i più antichi di tutta Europa
  • L’imponente quercia da sughero in località Crisciuleddu, a Luogosanto
  • L’albero di Clelia, grande pino piantato da Garibaldi nel 1867 in occasione della nascita della figlia
  • Lo stupendo olivastro nella frazione L’Avru, in agro di Viddalba
  • L’olivo millenario di Cuglieri
  • Il notevole nuraghe complesso di Santa Barbara, uno dei più rappresentativi esempi di nuraghe a tancato, a Villanova Truschedu
  • La cripta della chiesa romanica di San Lussorio, a Fordongianus
  • Il museo del costume tradizionale e della lavorazione del lino a Busachi
  • La chiesa di San Nicolò a Ortueri, il cui campanile, alto ben 38 metri, è il secondo più alto in Sardegna dopo quello di Mores
  • Il parco archeologico di Biru ‘e Concas, ricco di menhir
  • Le Cascie, cassapanche nuziali, ad Aritzo
  • Le domos de nie, case della neve, e il carcere spagnolo ad Aritzo
  • Il monumento naturale Texile ad Aritzo
  • La grande miniera di Funtana Raminosa, a Gadoni
  • Sa Burra, tappeto tradizionale di Gadoni
  • Uno fra i viadotti più alti d’Europa, a Gadoni
  • Sa Domu de Orgia a Esterzili, il più importante tempio a megaron dell’isola
  • La Cascata di Pirincanes e la sorgente di Funtana orrubia, ad Arzana
  • La tomba dei giganti di Osono, in territorio di Triei, fra le più antiche mai rinvenute
  • Il villaggio nuragico di Or Murales, fra i più spettacolari della Sardegna, a Urzulei
  • La Valle di Lanaittu e il villaggio nuragico di Tiscali a Oliena
  • Le maschere tipiche del carnevale di Mamoiada: i Mamuthones e Issohadores
  • Il tempio a pozzo di Su Tempiesu, a Orune
  • L’area archeologica di Loelle, a Buddusò
  • Il vasto panorama dall’altopiano di Alà dei Sardi
  • La chiesa del castello di Balaiana, fra i più piccoli edifici romanici in Sardegna, a Luogosanto
  • Le terme di Casteldoria e il castello dei Doria
  • La pinacoteca, l’archivio parrocchiale e il cimitero monumentale a Ploaghe
  • La grande tomba di Campu Lontanu a Florinas, con la stele alta quasi 4 metri
  • Il profondo canyon in agro di Padria
  • I cestini tipici di Tinnura e Flussio
  • La tomba dei giganti di su Crastu Covocadu, fra le più grandi dell’isola

Potrai assaggiare

  • Il pane tipico muffuittu a Silì
  • Su Succu, piatto locale a base di pasta preparata in casa, brodo di carni varie, formaggio di pecora fresco e acidulo, zafferano, a Busachi
  • I dolci bucconettesu gattou e sa tumballa ‘e latte ad Atzara
  • La carapigna, sorbetto al limone, ad Aritzo
  • Su frigadòri, pane di cipolle cotto al forno, e is cocoèddas, pane con ripieno di patate, a Esterzili
  • I culurgiones, i ravioli di formaggio, i funghi di Arzana
  • I dolci pistiddus, is casadinas, is papassinos, is origliettas, gli amaretti, s’aranzada a Oliena
  • Il cannonau Nepente di Oliena
  • Sa purpuzza, carne cotta secondo una ricetta antica, a Orgosolo
  • Sas orulettas, le tapas e i vini di Mamoiada
  • Il vermentino di Gallura, a Monti
  • L’olio d’oliva e il formaggio di Sennariolo
  • La malvasia di Tinnura e Flussio

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forte pioggia
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Profilo Altimetrico

Il percorso ha un dislivello di 1044 m. Il 52% del percorso è in salita, il restante 48% in discesa.

Gli Alberi Monumentali di Sardegna

Distanza - Distance (km)
Altitudine - Altitude (m)
Durata - Duration (giorni - days)