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Se la batteria ci abbandona

Avviamento di emergenza

Al giorno d’oggi, poche monocilindriche dual-sport mantengono l’avviamento a pedale; pressoché nessuna bicilindrica ha un dispositivo di avviamento manuale. Per questo, meglio essere preparati alla (comune) evenienza che la batteria ci abbandoni.

  1. Imparare ad accedere al vano batteria della propria moto. Non tutte le moto consentono di accedervi comodamente e possono richiedere attrezzi specifici: allenatevi a casa, così da non trovarvi impreparati nella necessità (che potrà avvenire, anche se la moto è nuova).
  2. Portare con sé cavi di avviamento. Possono anche crearsi artigianalmente con cavo elettrico di sezione adeguata (probabilmente maggiore dei comuni cavi di avviamento reperibili). Con i cavi è possibile sfruttare un’altra moto o un’altra auto per avviare la propria moto. 

La procedura è la seguente:

Spegnere tutti i dispositivi elettrici
non necessari (luci, frecce…) e il quadro elettrico

    1. Connettere un estremo del cavo positivo al proprio morsetto positivo; l’altro estremo, al positivo della batteria della moto (o auto) di supporto. Non utilizzare altri punti di connessione oltre al morsetto positivo della batteria, perché ciò potrebbe generare un danno all’impianto elettrico (non pensato, in quella sezione, per sopportare le correnti di avviamento) o un principio di incendio.
    2. Connettere un estremo del cavo negativo alla massa della propria batteria (o a un punto di massa del telaio, se più comodo), quindi l’altro estremo del cavo al negativo della moto di supporto. Ciò potrà generare scintille, perché la batteria scarica assorbe tanta corrente: prestare attenzione
    3. Provare ad avviare la moto. Non è necessario tenere l’altro veicolo avviato, specie se si tratta di un autoveicolo, la cui batteria può erogare una corrente di spunto tale da stressare l’impianto elettrico della moto stessa.
    4. I cavi debbono essere tenuti ben saldi, perché l’avviamento, specie allo spunto, richiede una grande quantità di corrente elettrica. 
    5. Non insistere sul motorino d’avviamento per evitare danni allo stesso e non scaldare eccessivamente i cavi di connessione
  1. Utilizzare un avviatore portatile. Ne esistono basati su batterie al litio assai leggeri e capaci di spunti elevati di corrente, sufficienti anche per motocicli di grossa cilindrata
  2. Alcune moto, se la batteria è completamente scarica o danneggiata, non funzionano correttamente o non si avviano del tutto. 

Avviamento a strappo

Se non c’è modo di avviare la moto con cavi d’emergenza o un avviatore, beh, c’è sempre l’ultima spiaggia: l’avviamento a strappo. Non è banale, specie con grossi monocilindrici e bicilindriche/tricilindriche pesanti come le dual-sport. Avere una discesa può essere un vantaggio, a meno di sfruttarla efficacemente. Se invece si è in piano, riuscire nell’impresa da soli richiede tanta (tantissima) forza. Questa la procedura: 

  1. Accendere il quadro
  2. Innestare la seconda marcia (o la terza, se si tratta di un monocilindrico o se i rapporti sono particolarmente corti) e tenere la frizione premuta. Non utilizzare la prima marcia, perché troppo corta per l’avviamento a strappo. 
  3. Sempre con la frizione premuta (ovvero disinnestata) far acquistare velocità alla moto spingendola (se in piano) e, raggiunta la massima velocità possibile, saltare in sella rapidamente. Se in discesa, salire in sella e far acquistare egualmente velocità alla moto con la frizione premuta
  4. Spostando il peso del corpo sulla parte posteriore della moto rilasciare gradualmente la frizione (perché sarà facile far slittare la ruota posteriore)
  5. Se ciò non è sufficiente, ripetere la procedura (riposandosi adeguatamente!) 

La foto in copertina è di Stefano Ferrando di Studio Vetroblu

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