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Pastori in Moto parlerà francese!

Diffondere lo spirito dei Pastori in Moto in Francia, raccontarne le avventure quotidiane ma soprattutto mostrare ai mototuristi francesi che la Sardegna è il vero riferimento mondiale per il mototurismo?
Sì, e con stile e passione inimitabili. Com’è possibile? Grazie al Pastroe in Moto Luca Pittalis, uno fra i massimi riferimenti italiani per chi ama le Moto Guzzi in Francia!
Luca è alla soglia dei 40, da sempre appassionato di moto e gite fuoriporta, è ristoratore professionista e vive da 15 anni a Parigi, che ama. Ma ha un grande amore anche per la Sardegna, dove torna ogni anno. E ovviamente, ha grande passione per le Moto Guzzi.
L’amore per la Guzzi è nato in concessionaria per caso: nel 2012 si è deciso a lasciar perdere lo scooter (pratico per la città ma non per le gite, anche se ha fatto Parigi-Lione-Sardegna pure con quello…); era andato per provare un Ducati Monster 620, ma lì all’entrata c’era la nuovissima V7 Stone nera opaca
E’ rimasto lì a guardarla e a chiedere informazioni, ma il concessionario è tornato indietro con le chiavi e un casco: l’amore era nato!

 

Quando ha detto a suo padre di aver preso una V7, questi si è emozionato: nel 1978 era la moto che non poté comprare per via della Sclerosi Multipla.
Intanto, Luca nel 2017 ha firmato per comprare una nuova V7, precisamente la V7 Carbon, prodotta in soli 1921 pezzi. E’ il felice proprietario della numero 0166; lui la ha chiamata Night Ruby.
La sua moto è la prima ad essere stata consegnata (chiavi in mano) fuori dal territorio italiano.
Luca è admin della pagina Moto Guzzi V7 France e ci aiuterà a tradurre il portale pastorinmoto.org in francese, nonché a gestire la versione francese delle pagine social Pastori in Moto.

E chissà, magari sarà il nostro pastore per tour oltre le Alpi, insieme a Strade da Moto (vedete il sito, così da avere un’idea di quante strade e passi essi conoscano!). Che ne dite? C’est fantastique!

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Prontuario per Interfono Midland BTX

V’è mai capitato di trovarvi in un’uscita a voler configurare l’interfono, ma non rammentare la procedura per associare un nuovo interfono o un dispositivo Bluetooth? Eccovi un prontuario stampabile in formato PDF, dimensioni carta di credito!

I comandi sono riportati per interfoni Midland BTX Next PRO (C1222), ma validi anche per BTX2 PRO (C1231 – è possibile abbinare un solo dispositivo non Midland usando il tasto avanti), e BTX1 PRO (C1230 – è possibile abbinare un solo Midland (tasto centrale) e un solo non Midland (tasto avanti)).

Scarica qui il prontuario!

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Turisport 2018: mototurismo esperienziale e sinergie con gli attori…


Ecco le diapositive di presentazione delle attività di turismo esperienziale e sinergie con gli attori locali dei Pastori in Moto!

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Turisport 2018: il portale pastorinmoto.org


Eccovi le diapositive di presentazione del portale pastorinmoto.org presentate al Turisport 2018, Cagliari.

Tutorial

Chiavi smarrite? No problem

Siete prossimi a un motoviaggio. Avete acquistato le valigie nuove, magari più compatte – così migliora il fuoristrada e avrete meno patemi d’animo pel rispetto della larghezza massima.

Avete accuratamente selezionato gli oggetti da portar con voi, li avete disposti ordinati e li avete ripartiti per equilibrare il carico. State finalmente partendo, soddisfatti perché non sembrerà che siete d’ausilio a un trasloco. E potete aprire le valigie senza una serie di forza esplosiva per i tricipiti.

Il viaggio è, come sempre, la vera avventura. Poi arrivate esausti e affamati alla meta, magari quando resta poco tempo prima che la cucina della trattoria che avete raggiunto chiuda. E v’accorgete del misfatto: le chiavi delle valigie sono rimaste a casa.

Che fare? Sì, imprecare. Forse è lecito, ma poi non così efficace! Ebbene, data un’esperienza recente, un rimedio c’è. Se avete una valigia ad incastro rapido tipo Givi, i passi per poter accedere ai vostri preziosi bagagli sono i seguenti:

  1. Smontare il giunto a incastro (ovvero il triangolino in alluminio ove si aggancia la valigia) dal telaio portavaligie (di norma, due viti con testa a brugola)
  2. Rimuovere la valigia dal telaio, così da poter operare comodi
  3. Smontare la serratura dalla valigia: di solito sono poche viti (4, nel caso Givi Monokey)
  4. Prestare attenzione quando rimuovete il corpo serratura dalla valigia: nel caso di Givi, sono presenti tre molle (due per il meccanismo di apertura, una per il pulsante di rilascio valigia – numero 6 e 16 nell’immagine) compresse e che potranno quindi saltare all’improvviso (con le rispettive rondelle).

Se qualcosa andrà perso, non disperate: i ricambi Givi, anche i più insignificanti, si trovano ancora disponibili e ogni singolo pezzo ha un codice ricambio utile per eventuali ordini.

Il primo consiglio, a conclusione – che poi è uno fra gli accorgimenti utilizzati da tassisti e professionisti – è portar sempre con sè una copia delle chiavi di moto e delle valigie.

Il secondo consiglio, inoltre: per la moto, equipaggiatevi con una borsa attrezzi a rotolo o ad astuccio: sarà molto più semplice trovare le brugole o l’attrezzo che vi serve senza dover rovistare nella vostra eventuale borsa attrezzi o zainetto dedicato! Un esempio di borsa attrezzi di buona qualità (ma assai costosa)? La borsa sottosella Oxford Toolkit Pro.

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Perché pagare per un motogiro?

“Perché dobbiamo pagare per un motogiro? Noi vorremmo solo unirci al vostro gruppo”

“L’uscita è troppo cara, spendiamo già tanto in benzina”

La nostra risposta è semplice e diretta: nessun problema, fate pure da voi, in vostra economia e serenità!
Perché un’uscita ha dei costi? Non è difficile spiegarvi. Ogni nostro motogiro (come quello di chiunque organizzi, anche per gli amici, un’uscita…) è sempre ispirato o basato su un itinerario a tema, da noi assemblato e concepito combinando:

1. Ore di ricerca e documentazione
2. Ore di chiamate verso amici, aziende, ristoranti, strutture ricettive, articolate su più iterazioni
3. Mapping preliminare del tracciato al PC
4. Scouting prelinimare del tracciato, di norma articolato su più giorni e almeno in coppia (benzina, giornate, usura dei mezzi, frequenti danni su tracciati off)
5. Visita alle attrazioni, scarpe da trekking al seguito, eventuali ticket a carico nostro
6. Prova delle strutture ricettive e dei ristoranti (ovviamente, prova a carico nostro)
7. Correzione del tracciato, definizione tappe intermedie
8. Documentazione video-fotografica del tracciato (e, se non possiamo permetterci un fotografo per la giornata, comunuque servono cognizioni, un dispositivo in grado di scattare foto decenti…)
9. Prova finale del tracciato con registrazione di intervalli temporali e conferma delle tappe intermedie
10. Selezione della documentazione fotografica, definizione dell’evento
11. Definizione delle date, concordemente con tutti gli attori coinvolti
12. Definizione delle quote (di sopravvivenza), per trovare un compromesso fra costi e…non ricavi, ma perdite
13. Impostazione del sistema di gestione iscrizioni
14. Pubblicazione dell’evento
15. Sponsorizzazione dell’evento (a pagamento)
16. Acquisizione delle iscrizioni (stampa delle stesse con tutti i dati per poter contattare in caso di problemi durante il giro…)
17. Help-desk fino all’evento (si faranno sterrati? è necessario essere iscritti? Perché si paga?)

Se il numero di partecipanti supera la soglia minima, c’è poi la parte più importante: il giro. Quindi seguono altri punti, assai critici.

18. Preparazione dei veicoli
19. Preparazione dei roadbooks con norme comportamentali, tappe con riferimenti gps in caso di problemi, mappa, rifornitori, etc.
20. Stampa dei roadbooks (fronte-retro, e ce ne vuole…)
21. Consultazione della checklist per avere tutto il materiale necessario con sé il giorno (gilet, penne, roadbooks..)
22. Reperimento di moneta in cambio per il resto
23. Impostazione dei navigatori per la giornata (e i navigatori professionali costano…)
24. Preparazione delle ricevute
25. Check interfono (batterie cariche e configurazione), quindi recarsi alle 8 del mattino presso il luogo definito per acquisire le iscrizioni
26. Acquisizione delle iscrizioni e briefing generale
27. Il giro comincia, ed è la cosa più dura: bisogna sperare che non si verifichino inconvenienti, che il gruppo resti unito, che le visite filino senza intoppi.

Questo vale se si esce in quattro, come in cinquanta.
Se poi è un’uscita sociale (ovvero gratuita) possiamo essere venti, trenta, quaranta: nonostante il briefing, c’è chi va lento rischiando di perdere chi lo precede, chi vorrebbe andare spedito perché ha una S1000RR, chi si attarda a ripartire dopo le soste, chi deve recarsi più spesso alla toilette.
Eppure, nella maggior parte dei casi, tutti rispettano la propria posizione, tutti, malgrado la fatica, tornano a casa felici, o comunque in quello status “chi me lo fa fare”, poi a distanza di una settimana si ha di nuovo desiderio di un nuovo tour.
Pochi tuttavia sono a conoscenza delle imprecazioni che filano tra gli interfono di chi amministra il gruppo, dello stress a cui gli stessi organizzatori sono sottoposti, alle dinamiche che si avvicendano se una moto ha, malauguratamente, bisogno d’assistenza.
In ogni caso, si rientra a casa devastati, in tarda serata. Con le tute sozze e un bottino (ovviamente per l’associazione), se va bene di due spiccioli che ripagano a malapena i pasti e il carburante degli impavidi e appassionati ragazzetti.
Che tanto son giovani e si divertono…e si fan la mangiata gratis (sempre pagata, invece).

Tutto ciò possono farlo tutti? Sì, probabilmente sì.
Condurre un gruppo lungo più giornate è semplice? Forse: basta l’esperienza per farlo.
Chi è convinto di poter fare con successo tutto ciò, certamente deve farlo: non ci sono esclusive, perché per fortuna è un mondo libero.

Per noi, e solo per noi, comunque quelle proposte ogni volta sono le condizioni di partecipazione.
Chi vuole, viene in pace e consapevole. E ne siamo orgogliosi.
Chi è in disaccordo sulle condizioni, resta un amico, è libero di essere in disaccordo e, per noi, potrà sempre seguire la propria, di strada.

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Tour Guidati? No Grazie!

“Io? Non sono tipo da tour guidato”

Questa frase è, motivatamente, tra le più ricorrenti lungo la nostra esperienza con altri mototuristi.
Motivatamente perché, con buone probabilità, chi pratica mototurismo ama l’avventura, la pianificazione del viaggio, il poter scegliere il programma sulla base delle pulsioni e desideri momentanei.
In una fase storica in cui le moto da turismo-adventure primeggiano nelle classifiche di pressoché ogni mercato, è logico supporre che le offerte di accessori, equipaggiamenti, eventi e risorse convergano verso il settore dei mototuristi. E così è: gli eventi fuoristrada per maxienduro si moltiplicano, così pure le offerte di noleggio, tour guidati. Ai porti, i motociclisti motomuniti sono sempre più numerosi e tante strutture ricettive e per la ristorazione riscontrano lo stesso trend, quasi stupite.
In tale contesto, dato il profilo medio del mototurista, ha senso offrire tour esperienziali in moto? Per ora, sarà soltanto il tempo a decretare la strategia del settore.
Noi tuttavia, abbiamo un’idea in merito. E’ quella che esprimiamo ogni volta ai nostri interlocutori, sovente mototuristi esperti, i quali poi, puntualmente, ci comunicano a freddo: beh, avevate ragione. Sarebbe stato impossibile vivere giornate così dense, fluide, spensierate come quelle che ho vissuto.
Il perché, in realtà, è quasi banale: progettare giornate mototuristiche scandendo tappe già affinate e reiterate nel tempo, sulla base del responso di tanti partecipanti, metter la faccia su ogni esperienza proposta, sia essa culturale o enogastronomica, percorrere decine di migliaia di chilometri curando ogni maledetto istante ha il solo scopo di far vivere, ai nostri partecipanti, l’esperienza più efficiente e appagante possibile.

Dover attendere che tutti siano nuovamente pronti a partire? Accettare un compromesso fra più teste divergenti? Non potermi fermare quando e dove voglio? Naaa, non fa per me“.

Eppure – diciamoci la verità – quante sono state le imprecazioni per una strada errata, sotto il sole, per trovare una struttura aperta ed eccellente al contempo in tarda mattinata, magari laddove non passa anima viva? E quante ore di accurato, minuzioso e appassionato studio avreste dovuto dedicare per scoprire che proprio là accanto si trova un’attrazione memorabile? Avere sempre la proposta più efficiente in caso di variazioni? Conoscere chi contattare in caso di necessità, senza dover perder tempo prezioso e con riferimenti sicuri e onesti? Quale, poi, il modo per andare sul sicuro tra le tante proposte, vivere esperienze veramente agresti come le intendiamo noi, assaporare realtà trasparenti e non patinate e preconfezionate della pur eccellente e ricercatissima Sardegna più turistica?
Noi siamo certi che sia impossibile vivere le stesse esperienze senza una profonda conoscenza del territorio, costruita lungo gli anni e affinata operando sempre al massimo.
Chi ci conosce, sa: il nostro portale, che raduna il più vasto archivio di informazioni liberamente fruibili per tutti i mototuristi avventurosi, ne è lo specchio.

Ma c’è dell’altro e, in sincerità, siamo convinti che le esperienze vissute insieme siano molto, molto, molto più appaganti. Infine, diciamocelo: in fondo, tutta questa offerta è resa possibile soltanto dai nostri sforzi, nient’altro. Ma affinché la stessa esista, abbiamo bisogno di rendere tutto ciò veramente sostenibile.

Lampeggi a tutti!

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Ciao!

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