Le Miniere del Sulcis e il Primo Parco Geominerario al mondo


Un itinerario emozionante alla scoperta della del Sulcis-Iglesiente,  regione fra i poli minerari più importanti d’Italia ove sono custodite decine di suggestive e ciclopiche miniere, villaggi abbandonati, itinerari selvaggi, musei imperdibili e panorami mozzafiato.

Dal punto di partenza, raggiungiamo Vallermosa, quindi costeggiamo la chiesa campestre di Sant’Isidoro, in agro di Villamassargia. Da lì, immersi nella natura, raggiungiamo la miniera di piombo Orbai, attiva fino al 1950, i cui edifici dominano la vallata del Cixerri. Presso gli edifici, ben conservati, si trovano ancora bacini dei fanghi di flottazione.

Raggiungiamo poi la miniera di Rosas, ove si estraevano piombo, zinco e ferro. La miniera, in declino già dalla prima guerra mondiale e definitivamente chiusa nel 1980, è ora un vero e proprio museo a cielo aperto, ove è possibile effettuare emozionanti visite nel sottosuolo e nel museo che custodisce le macchine per la flottazione del minerale ancora funzionanti. E’ anche presente un’esposizione di minerali, inclusa la “Rosatite”, minerale scoperto dal 1908. Lasciata la miniera, costeggiamo la stazione ferroviaria dismessa di Terrubia, per raggiungere Narcao. Da Narcao, attraversiamo Perdaxius e raggiungiamo Carbonia e la sua miniera di carbone di Serbariu, fra le più strategiche risorse energetiche d’Italia, operante dal 1939 al 1964. La miniera ha raggiunto il numero di oltre 10.000 maestranze ed è stata teatro di uno fra i più lunghi scioperi della storia italiana (72 giorni). Attualmente, la miniera ospita, nei locali della lampisteria, un museo del carbone inaugurato nel 2006. Il museo vanta anche una collezione di attrezzi e lampade da miniera, documenti, filmati d’epoca, un argano.

Lasciata la miniera, costeggiamo la chiesa romanica di Santa Maria, a Flumentepido (XI secolo), quindi l’area industriale di Portovesme, fino a raggiungere Gonnesa e la miniera di Seddas Moddizzis.

La miniera di Seddas Moddizzis fu rilevata dall’ingegner Giorgio Asproni nel 1870 e utilizzata con successo per estrarre calamina, dando lavoro a oltre duecento dipendenti. Entrata in crisi dagli anni ‘20, racchiude una grande laveria, due forni di calcinazione, un villaggio minatori ed è stata chiusa nel 1963; l’accesso è attualmente vietato. Poco distante dalla miniera si trova il Villaggio Asproni, fra i più affascinanti villaggi fantasma abbandonati dell’Isola. Il villaggio racchiude la villa dell’ingegner Asproni, una scuola, gli uffici della direzione, una chiesa, un albero secolare. Poco distante dal villaggio si trova anche Sa Macchina Beccia, ovvero il Pozzo Santa Barbara della miniera di San Giorgio: qui è presente un bell’edificio merlato, simile a un castello medievale, e una bella ciminiera da cui fuoriusciva il vapore delle macchine utilizzate per sollevare il minerale estratto dal sottosuolo.

Proseguendo il percorso, visitiamo poi una fra le più grandiose e suggestive tappe dell’itinerario: la Grotta di Santa Barbara, presso Iglesias. La grotta è stata scoperta per caso nel 1952 durante lavori di scavo di un pozzo utile a trasportare materiale e si raggiunge a partire dalla Miniera di San Giovanni, percorrendo un intricato susseguirsi di gallerie sotterranee a bordo di un trenino. Da lì, utilizzando un ascensore che sale per 36 metri e quindi percorrendo una scala a chiocciola, è possibile finalmente addentrarsi nella grotta.

La grotta è l’unica in Europa ad avere le pareti ricoperte di cristalli di barite bruno scuro, ed è ricca di particolari colonne ricoperte di aragonite, alcune alte 25 metri.

Dalla Miniera di San Giovanni, raggiungiamo un altro fra i più importanti impianti produttivi d’Italia e uno fra i più caratteristici: la miniera di piombo, argento e zinco di Monteponi.  Nell’insediamento si erge il palazzo Bellavista, destinato alla direzione, da cui è possibile ammirare uno stupendo panorama. Poco distante, immerse fra il verde, sono ubicate le abitazioni di dirigenti, impiegati, e infine, più distante, le case dei minatori. Nell’insediamento si trovano anche l’ospedale, l’asilo, la chiesa, la scuola, la foresteria decorata da Aligi Sassu. Non distante dalla miniera è ancora presente un vasto accumulo dei fanghi rossi, scorie dei trattamenti utilizzati per estrarre lo zinco.

Lasciata la miniera di Monteponi, visitiamo il museo della cultura mineraria, localizzato ad Iglesias nei sotterranei dell’Istituto Minerario “Asproni” di Iglesias. Il museo consente infatti di cimentarsi in opere di scavo, progettazione, messa in sicurezza lungo ben 400 metri di gallerie; il museo custodisce anche laboratori, utensili, macchinari, ambienti minerari.

Percorrendo una strada assai suggestiva, superiamo la miniera abbandonata di Monte Agruxiau e, da lì, la miniera abbandonata di Monte Scorra. Dopo una lunga serie di curve tortuose, raggiungiamo poi un altro sito fra i più suggestivi di tutta l’isola: la laveria Lamarmora, presso Nebida. La laveria è affacciata  su un contesto naturalistico impareggiabile: l’acqua cristallina del mare, lo scoglio di Pan di Zucchero, le rocce variopinte. La laveria fino agli anni ’30 ospitava le cernitrici destinate a selezionare i minerali, ed era collegata con i forni di calcinazione, un magazzino dei minerali, un pontile d’attracco per le bilancelle, picole navi a vela utilizzate per il trasporto del minerale.

A Nebida è anche localizzato il notevole museo delle macchine da miniera, che ospita oltre 70 macchinari e attrezzature, molte delle quali concepite specificamente per il contesto minerario sardo e poi brevettate e utilizzate in tutto il mondo, come l’autopala Montevecchio.

Raggiungiamo poi Masua, altra grande realtà sarda ove veniva estratto zinco e piombo attraverso la manodopera di più di 700 dipendenti. La miniera di Masua vantava anche una soluzione ingegneristica unica al mondo, ovvero il porto Flavia, a picco sul mare. Completamente scavato nella roccia, il porto integrava 9 silos di stoccaggio materiale alti 18 metri e due gallerie, una superiore per il carico materiale, una inferiore per l’imbarco del materiale nella stiva delle navi mercantili. Fino ad allora, il materiale veniva trasportato attraverso le bilancelle che raggiungevano il porto di Carloforte, ove le navi mercantili potevano ormeggiare per il carico del materiale.

Da Masua, percorrendo una spettacolare strada litoranea raggiungiamo la Galleria Henry, grande opera scavata nel 1865 che consentiva il trasporto dei minerali dai cantieri sotterranei della miniera di Planu Sartu alle laverie attraverso l’uso di una locomotiva a vapore. La galleria, scolpita nelle falesie a strapiombo sul mare, è oggi accessibile in sicurezza.

Visitiamo quindi il suggestivo villaggio fantasma di Planu Sartu, che nel 1862 raggiunse i 2000 abitanti e ove ora restano decine di ruderi, prima di attraversare Buggerru.

Prima di completare l’itinerario, per gli amanti dei percorsi sterrati, è possibile percorrere un ultimo tratto dal panorama strepitoso diretto verso la miniera di Nanni Frau, chiusa nel 1927. Da lì, attraversata la bella Fluminimaggiore, l’itinerario si conclude con il ritorno alla base.

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Profilo Altimetrico

Il percorso ha un dislivello di 560 m. Il 48% del percorso è in salita, il restante 52% in discesa.

Le Miniere del Sulcis e il Primo Parco Geominerario al mondo

Distanza - Distance (km)
Altitudine - Altitude (m)
Durata - Duration (giorni - days)